Carnevale di Acireale – Euro come coriandoli.

Acireale, città dalle innumerevoli ambizioni mancate.

Tra queste un carnevale definito “il più bello di Sicilia”, ma in maniera abbastanza pretenziosa dato che questo nome poco si addice alla realtà dei fatti. Tanti i punti di forza, tantissime le criticità, innumerevoli i tentativi falliti di rilanciare quella che da troppo tempo viene considerata una semplice manifestazione, ma che, se ben organizzata, potrebbe essere una risorsa rara e preziosa per Acireale.

La nota più dolente del carnevale di Acireale è sicuramente la questione economica. Prendendo come punto di riferimento il consuntivo dell’edizione 2012 (vedi immagine allegata) due considerazioni saltano all’occhio. Innanzitutto le entrate, 885.740 €, provengono al 90% da contributi da parte di Comune, Provincia e Regione, il restante 10% da sponsorizzazioni, il che significa che il carnevale viene pagato quasi completamente con denaro pubblico e non produce alcun introito per le casse comunali.

A parte i premi per i concorsi principali, le voci di spesa più corpose potrebbero essere tutte oggetto di discussione:
a) Illuminazione artistica del circuito 27.300 €: sono eccessivi per delle luci ogni anno più povere e che rendono difficoltoso il transito dei carri.
b) Manifestazioni collaterali 9.958 €, ma di cosa si tratta?
c) Gruppi folk, bande comiche 15.000 €
d) Raduno bande internazionali 22.000 €: da dove arrivano queste bande e cosa faranno di così eccezionale per giustificare un compenso così alto?
e) Spettacoli da palco 80.835 €: dal momento che l’attrazione del carnevale dovrebbero essere le opere dei carristi che lavorano mesi e mesi e non dei cantanti che intrattengono la folla per un paio d’ore al massimo sarebbe meglio investire questa somma in un museo fotografico permanente o nella ristrutturazione della Cittadella del Carnevale.
f) Direttore artistico 24.200 €: compenso molto più che generoso per un’attività che viene svolta da una sola persona arroccata al palazzo di città che, senza alcun contatto diretto con il pubblico, dovrebbe intrattenere gli spettatori, ma in realtà non solo li tedia con un tono di voce da omelia, ma addirittura influenza l’opinione pubblica con commenti personali su carri e cantieri. Perché non dare la possibilità a qualche giovane speaker acese (ambire ad una voce femminile sarebbe eccessivo?) di presentare il carnevale con uno spirito più brioso e giovanile? Di certo ci sarebbe un risparmio economico ed un guadagno di immagine e divertimento.
g) Imprevisti 18.126 € e spese generali 21.666 €: se gli imprevisti in questione potessero essere “previsti” e invece di generalizzare le spese fossero più dettagliate ci sarebbe un risparmio di quasi 40.000 €.
h) Carnevale estivo 60.000 €: anche in questo caso i costi non sono dettagliati e non si capisce come siano stati impiegati questi soldi.

Appare evidente la malagestione del budget del Carnevale, da una parte vediamo sprechi, persone strapagate e spese ingenti malamente giustificate, dall’altra abbiamo i carristi – i quali, è il caso di ribadire, rendono possibile l’intera manifestazione – che anticipano il 100% delle spese per la realizzazione dei carri, ricevono i premi comprensivi dei rimborsi 9/10 mesi dopo la fine del carnevale e non godono di nessuna agevolazione ( pass per la zona a traffico limitato – posteggi riservati – buoni pasto o perlomeno sconti nei locali posti lungo il circuito dei carri ) nei giorni in cui sfilano.

Altro dilemma epico sembra essere la tanto dibattuta questione della chiusura del circuito e conseguenziale pagamento di un ticket. Perché non si è mai deciso di far pagare per assistere ad un vero e proprio spettacolo? In fondo siamo abituati a pagare per cinema, teatri, musei, presepi, circhi, addirittura per i posteggi. Lo spettacolo offerto nelle settimane di carnevale è forse da meno rispetto ad un qualunque altro spettacolo a pagamento? Far pagare un biglietto anche di pochi euro a chi viene da fuori per vedere il carnevale non può che portare benefici all’intera città: risparmio economico, miglioramento dei servizi, aumento di prestigio per la manifestazione. In questo momento tutti gli acesi, anche coloro che non possono o non vogliono assistere alle sfilate, pagano con i propri contributi comunali per il carnevale; con la chiusura del circuito ed il pagamento del ticket pagherebbe solo chi realmente vi partecipa. Naturalmente è giusto pensare a delle agevolazioni per i residenti acesi, ma queste sono questioni secondarie rispetto alla necessità di prendere una ferma posizione su questo argomento.

“Il più bel Carnevale di Sicilia” non è certo nato come migliore, ma c’è stato qualcuno che ha lavorato per far sì che raggiungesse l’eccellenza. Nel corso degli anni questa eccellenza è sparita, a stento qualcuno la ricorda vagamente, qualcun altro preferisce negare che ci sia mai stata. L’unica speranza di vivere un nuovo periodo d’oro per il nostro carnevale è un taglio netto con il passato recente e un progetto rivolto al futuro capace di non rinnegare le nostre tradizioni, ma di riscoprirle e sfruttarle al meglio.

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