Acireale e l’esperimento dell’autoritarismo partecipato.

Chi pensava che il rinnovamento della composizione del Consiglio Comunale avvenuta all’indomani delle elezioni del maggio 2014 potesse portare ad una sua maggiore qualità ed ad una maggiore sensibilità democratica deve necessariamente ricredersi, infatti ancora una volta, dopo la gettonopoli acese, il Consiglio comunale esprime una scarsissima, se non nulla, considerazione nei confronti dei propri cittadini.

L’occasione per dimostrare il contrario era ghiotta, ma ancora una volta i consiglieri comunali acesi hanno scelto di ergersi a casta di intoccabili, a “eletti”.

Ieri, 13 novembre 2015, nell’ennesima seduta di Consiglio Comunale si è scritta l’ultima pagina nera; ad inizio lavori il vicepresidente del Consiglio ha letto un atto di indirizzo, firmato da tutti i capi gruppo consiliari, avente come oggetto la regolamentazione degli istituti di partecipazione della cittadinanza previsti dallo Statuto Comunale, in particolare gli artt. 7-8-9.

L’ipocrisia della classe politica acese ha avuto ancora una volta modo di estrinsecarsi, infatti mentre da una lato si dà l’impressione di voler finalmente dare voce ai cittadini, che aspettano i regolamenti attuativi da oltre vent’anni, dall’altra si stabiliscono regole che limiteranno fortemente l’esercizio di tali strumenti di partecipazione.

In particolare per quanto riguarda quanto previsto dall’articolo 9 dello Statuto Comunale e cioè il Referendum Consultivo, l’atto di indirizzo recita che il comitato promotore dovrà essere composto da 500 cittadini acesi e che per l’indizione del Referendum serviranno 5.000 firme, cioè quasi il 10% della popolazione totale.

Si tratta dell’ennesimo insulto all’intelligenza dei cittadini, poichè richiedere un così alto numero di firme in una cittadina di quasi 53.000 abitanti, dove gli aventi diritto alla sottoscrizione saranno ovviamente meno del totale dei residenti, si tradurrà nella quasi certa impossibilità di arrivare al numero di firme richieste.

È evidente, che dietro la facciata di un interesse reale per l’espressione della volontà dei cittadini da parte del consiglio comunale si cela il timore che dare ai cittadini voce in capitolo possa nuocere gravemente agli interessi particolari che vengono espressi in consiglio comunale che, mai come in questa occasione, ha dimostrato che non esiste nessuna differenza tra la maggioranza e l’opposizione, i quali vanno allegramente a braccetto tutelandosi vicendevolmente.

Noi non ci stiamo e chiediamo che venga rivisto, in commissione consiliare, il numero delle firme necessarie per la richiesta di referendum, lasciandolo a 1000 come previsto dall’articolo 9 dello Statuto, così come si lasci inalterato il numero dei componenti (50) del comitato promotere previsto dallo Statuto.

“Resistere, resistere, resistere”

 

 

 

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